ABR Service - logo ABR service  

abr service bottone Home page

SVILUPPO ENERGETICO SOSTENIBILE

 
 
Il nostro sistema energetico è molto lontano dall'essere sostenibile, Attualmente gran parte dell'energia primaria proviene dalla combustione di risorse energetiche fossili (petrolio, gas naturale e carbone). Queste risorse presentano tre gravi incovenienti che rischiano di compromettere irrimediabilmente la "capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni":
1) le riserve mondiali di combustibili fossili sono limitate;
2) le riserve di combustibili fossili sono distribuite in modo diseguale tra i territori del mondo;
3) la combustione delle risorse fossili comporta il surriscaldamento dell'atmosfera terrestre.

 

Riserve fossili limitate e crisi energetica
Circa l'80% dell'energia primaria utilizzata nel mondo proviene dai combustibili fossili (35% dal petrolio, 21,2% dal gas e 23,3% dal carbone). Inoltre il petrolio e il gas costituiscono, da soli, il 60% dei consumi mondiali di energia secondaria.
Tuttavia la disponibilità di queste risorse non è illimitata:

La maggior parte dei giacimenti di petrolio è stata scoperta negli anni 60; l'80% del petrolio che consumiamo è stato trovato prima del 1973 e attualmente viene scoperto un barile di petrolio su quattro che vengono consumati.
Stiamo raggiungendo la massima velocità di estrazione del petrolio del gas naturale. Gli esperti prevedono che il picco di estrazione del petrolio verrà raggiunto intorno al 2005-2010 e quello del gas intorno al 2020 (vedi grafico in basso).
La produzione di petrolio da un dato giacimento diviene progressivamente più difficoltosa (e costosa) via via che si estraggono porzioni crescenti della riserva recuperabile.
All'attuale tasso di crescita dei consumi (circa il 2% l'anno) le riserve mondiali di petrolio si esauriranno in circa 30 anni.
Bisogna far notare che quando il picco di estrazione sarà raggiunto la domanda di combustibile liquido sarà permanentemente superiore all'offerta facendo precipitare l'intero nostro sistema economico in una crisi energetica strutturale, difficilmente superabile a breve termine.

 
Riserve fossili e guerre per l'energia
I paesi "Sviluppati" (Organization of Economic Cooperation and Development - OECD) pur avendo solo il 19% della popolazione mondiale consumano piu' del 50% dell'energia mondiale. Infatti il consumo procapite dei paesi OECD è circa tre volte maggiore del consumo procapite medio mondiale.
Ironia della sorte vuole che i paesi più energivori sono da annoverare tra quelli che dispongono di riserve più limitate. Quasi il 70% delle attuali riserve di petrolio si trova in Medio Oriente, mentre piu' del 75% delle riserve di gas naturale si trova diviso tra i paesi medio orientali e i paesi dell'Ex Unione Sovietica.
Questa circostanza è vissuta dai paesi ricchi, e specialmente dagli Stati Uniti, come una minaccia per la continuità dell'approvvigionamento energetico.
In questo quadro le nazioni sono già in gara per l'accaparramento delle ultime riserve, e purtroppo sempre più spesso la guerra costituisce lo strumento privilegiato di questa strategia.
Nell'imminente futuro, la potenza economica e politica di una nazione dipenderà non solo dall'accesso sicuro alle risorse (controllo dei giacimenti petroliferi e degli oleodotti), ma anche dalla supremazia nella competizione per le scorte disponibili. Le ultime due guerre in Medio Oriente si spiegano non soltanto a causa dell'impellente necessità interna degli Stati Uniti di assicurarsi la gestione delle vie afgane del petrolio e del gas e le consistenti riserve petrolifere irachene (ragioni che da sole non sarebbero sufficienti a giustificare gli alti costi della guerra unilaterale), ma sulla base di più profonde motivazioni strategiche legate al controllo esclusivo delle ultime risorse fossili a basso costo.
 
Cambiamenti climatici
Le fonti energetiche fossili derivano da un lentissimo processo di degrado del materiale organico (circa 100 milioni di anni), mentre vengono utilizzate ad un ritmo estremamente più veloce (in 150 anni si sono consumate circa la metà delle risorse disponibili). La combustione a fini di produzione energetica di tali risorse comporta l'emissione di grandi quantità di anidride carbonica (CO2) che sta provocando un effetto serra aggiuntivo a quello naturale e un conseguente aumento di temperatura.
Questo riscaldamento globale della bassa atmosfera e della superficie terrestre ha come conseguenza un cambiamento del clima, dalla cui entità e velocità dipenderanno gli effetti sugli ecosistemi terrestri ed acquatici, sulla salute umana e sui sistemi socioeconomici.
L'IPCC (Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico), è una Commissione di scienziati di tutto il mondo creata dall'ONU nel 1988 per studiare i cambiamenti climatici.
Le previsioni dell'IPCC per il XXI secolo sono:
- Accelerazione del ciclo dell'acqua nell'atmosfera e nel suolo, con conseguente aumento globale delle precipitazioni atmosferiche (con distribuzione non uniforme sulla superficie terrestre);
- Aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi (siccità, alluvioni e tempeste);
- Aumento del livello del mare (per effetto dell'espansione termica degli oceani e dello scioglimento dei ghiacciai), con la conseguenza che alcune zone verrebbero permanentemente sommerse e le inondazioni diventerebbero più frequenti;
- Aumento del rischio di desertificazione di alcune zone (aride, deserti tropicali e subtropicali)Il conseguente cambiamento delle fasce climatiche e vegetazionali si verificherebbe ad una velocità superiore alla capacità di adattamento della vegetazione, con la conseguente destabilizzazione su larga scala e forse il collasso di molti ecosistemi naturali.
L'acqua diventerebbe un bene ancora più raro e in tutto il mondo si correrebbe il rischi di raccolti scarsi o pessimi.
La scarsità di alimenti e la fame aumenterebbero, si avrebbero ondate di profughi e confitti per la divisione delle terre.
<<Una caratteristica importante della CO2 è la sua capacità di assorbire la radiazione infrarossa. Questo significa che l'anidride carbonica presente nell'atmosfera contribuisce a trattenere il calore che la Terra irradia verso lo spazio interplanetario. In un certo senso possiamo dire che essa si comporta "come una coperta". Questo fenomeno è sempre stato presente nei millenni, in quanto una certa quantità di CO2 è naturalmente presente nell'atmosfera; esso prende il nome di effetto serra. Il fatto è che, come abbiamo accennato, l'anidride carbonica che oggi viene emessa a seguito della combustione va ad accumularsi nell'atmosfera e a sommarsi a quella che vi si trova naturalmente: è come se ogni anno che passa aggiungessimo un'altra coperta!>>
(Franco Marenco)
Sulla base di queste previsioni, l'IPCC prescrive una riduzione del 60%-80% delle emissioni al 2100 per la stabilizzazione della concentrazione dei gas serra al valore del 1990 e il CONTENIMENTO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI IN ATTO.

 
Protocollo di Kyoto
Nel 1979 a Ginevra viene firmata la convenzione sull'inquinamento atmosferico regionale o transfrontaliero, varata per affrontare i problemi legati all'acidificazione , eutrofizzazione e smog fotochimico.
Nel 1987 viene adottato da oltre 160 paesi il Protocollo di Montreal che impegna i paesi firmatari ad eliminare gradualmente l'utilizzo e la produzione delle sostanze che riducono lo strato di Ozono stastosferico.
Nel 1991 inizia la campagna dell'ICLEI (Consiglio Internazionale per le Iniziative Ambientali Locali): "Citta per la protezione del clima", mirata a promuovere Piani d'Azione locali che portino le città aderenti alla campagna ad una progressiva riduzione delle emissioni di gas serra clima-alteranti.
Nel 1992 a Rio del Janeiro si è tenuta la Conferenza Mondiale sull'Ambiente e lo Sviluppo. In quell'occasione è stata approvata la "Dichiarazione di Rio sull'Ambiente e lo Sviluppo"e l'Agenda 21, sono state firmate le Convenzioni sui Cambiamenti Climatici e la Biodiversità, e si sono gettate le premesse per la Convenzione contro la Desertificazione.
Infine, nel Dicembre 1997 è stato concordato il Protocollo di Kyoto (dal nome della città giapponese dove il testo è stato sottoscritto) che impegna i paesi industrializzati e quelli in economia di transizione (Est Europa), responsabili di oltre il 70% delle emissioni mondiali di gas serra, a ridurre entro il 2012 le emissioni del 5,2% rispetto ai valori del 1990, con percentuali diversificate per paese: per l'Italia la riduzione deve essere del 6,5%.
Il Protocollo indica inoltre le politiche e le misure che i paesi firmatari dovranno adottare per la riduzione delle emissioni.
Il 16 Febbraio 2005 entra in vigore il Protocollo di Kyoto.
Nonostante questo trattato internazionale sia entrato in vigore con sei anni di ritardo rispetto al previsto, molti Paesi industrializzati hanno già adottato le linee guida indicate dal testo per la riduzione delle emissioni.
L'Italia ha adottato le "Linee Guida per le politiche e le misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra" con Delibera del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Energetica) del 19.11.1998, ha redatto il "Libro Bianco per la valorizzazione energetica delle fonti rinnovabili" nel 1998 e ratificato il Protocollo di Kyoto a giugno del 2002. Nonostante questo l'Italia non ha modificato il suo "trend" di crescita delle emissioni e si trova oggi a doverle ridurre di circa il 12% rispetto al livetto attuale, per ottemperare agli impegni di Kyoto

 
Scarica il procollo di Kyoto versione PDF in italiano.
   

Fonte: http://www.romaenergia.org/Problematicheambientali/index.asp